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08 agosto, 2006

Il mio amico Fritzgerald

É forte il mio amico Fritzgerald! Il più forte di tutti. Il più forte nel lavoro, il più forte con le donne, il più forte nel gioco.

Se hai una serata da risolvere, chiami lui ed il successo è assicurato. Se hai un problema che ti assilla, eccolo pronto al tuo fianco, sempre con le parole giuste e i modi adeguati per aiutarti a superare qualsiasi dilemma con la disarmante semplicità che deriva dalla sicumera di chi sa il fatto suo, sempre.

Quando Fritzgerald si rivolge a qualcuno, è difficile non riuscire a resistere dall'ascoltare ogni sua parola, ammirare ogni suo gesto. Ci vuole un enorme sforzo per non rimanere rapiti in religioso silenzio, timorosi di infrangere la magia e il prodigio del suono della sua voce, rassicurante come solo la sua sa essere.

È troppo forte il vecchio Fritz, anche quando racconta balle. Nessuno come lui sa spararle così grosse, enormi, supreme, immense e nessuno come lui riesce, se vuole, a farle bere al suo prossimo che sembra non aspettare altro, a bocca aperta, permeato dal suo carisma e dalla sua personalità.

Forte... troppo forte, il mio amico Fritzgerald.

Pensate che una volta, sul fare della sera, l'ho visto piangere.
Senza accorgersi della mia presenza stava al buio, solo, singhiozzava sconsolato asciugandosi le lacrime con il suo candido fazzoletto, tirato fuori dal taschino della giacca dove faceva sempre bella mostra di se. Di tanto in tanto emetteva dei piccoli lamenti e pronunciava incomprensibili parole sommesse, disperate e sublimi allo stesso tempo.

Io avrei voluto fare qualcosa per aiutarlo, ma cosa? Purtroppo, non sono forte come lui, non so parlare alla gente come sa fare lui e inoltre, preso dal timore che egli potesse scorgermi nella penombra e che potesse provare imbarazzo per lo stato in cui si trovava - solo uno stupido come me potrebbe credere che egli possa provare imbarazzo, per qualsiasi cosa - e ancor più assalito dal terrore di non riuscire a gestire una simile situazione, come certamente avrebbe saputo fare lui, ho preferito defilarmi e lasciarlo li, nella sua superba solitudine.

Ancora oggi conservo il ricordo di Fritzgerald, il mio amico, solo nell'ombra con il viso rigato dalle lacrime, la testa tra le mani e ancora oggi, dopo tanto tempo, nulla appare ai miei occhi più sacro, splendido e soprannaturale di quella immagine.
Mi ritengo fortunato al pensiero di avere uno come lui per amico, perché se mi fossi trovato nella medesima circostanza lui avrebbe certamente trovato il modo di darmi conforto, anche solo con la sua presenza, come nessuno sa fare.

È troppo forte Fritzgerald... il mio amico Fritzgerald!
(Questo mio breve racconto è stato pubblicato nell'ottobre del 2005 sul n. 2 della rivista mensile "ARTrosi").

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